Credevo di incoraggiare mio figlio dicendogli sei bravissimo, poi uno psicologo mi ha spiegato il danno che stavo facendo

L’autostima nei bambini non si costruisce con complimenti generici o proteggendoli da ogni difficoltà. Molti genitori si trovano in una situazione paradossale: da un lato temono di essere troppo severi, dall’altro rischiano di sommergerli di lodi vuote che non li aiutano davvero. Il risultato? Bambini che si bloccano di fronte agli errori, che evitano le sfide e che sviluppano un dialogo interno critico e paralizzante. La buona notizia è che esistono strategie concrete, validate dalla ricerca psicologica, per nutrire un’autostima autentica e duratura.

Il paradosso delle lodi generiche

Dire “sei bravissimo” o “sei il più intelligente” sembra incoraggiante, ma secondo gli studi della psicologa Carol Dweck della Stanford University, questo tipo di lodi crea paradossalmente più insicurezza. I bambini lodati per caratteristiche innate tendono a evitare le sfide per paura di perdere quell’etichetta positiva. Al contrario, riconoscere lo sforzo specifico e le strategie utilizzate costruisce quella che Dweck chiama mentalità di crescita.

Invece di “sei un genio in matematica”, provate con “ho notato come hai continuato a provare diversi metodi finché non hai trovato la soluzione”. La differenza è sostanziale: nel primo caso il bambino impara che il valore dipende da un talento fisso, nel secondo comprende che l’impegno porta risultati concreti e misurabili.

Normalizzare l’errore come strumento di apprendimento

Uno dei motivi principali per cui i bambini sviluppano paura di sbagliare è che percepiscono l’errore come un fallimento personale anziché come parte del processo di apprendimento. Le famiglie che crescono bambini sicuri di sé hanno una caratteristica comune: parlano apertamente dei propri errori.

Condividete con i vostri figli gli sbagli che fate durante la giornata, spiegando cosa avete imparato. “Oggi ho dimenticato un appuntamento importante. Mi sono accorto che devo usare meglio il calendario. Cosa potrei fare diversamente?” Questo modello comportamentale insegna che gli errori capitano a tutti, anche agli adulti competenti, che dall’errore si estraggono informazioni preziose, che esistono sempre strategie per migliorare e che il valore personale non dipende dalla perfezione. Quando i bambini vedono gli adulti di riferimento gestire gli sbagli con naturalezza, interiorizzano l’idea che sbagliare fa parte della vita e non rappresenta una minaccia alla propria identità.

L’ascolto riflessivo che costruisce sicurezza

Quando vostro figlio si svaluta dicendo “sono un disastro” o “non sono capace”, la reazione istintiva è contraddirlo immediatamente. Ma questo approccio nega la sua esperienza emotiva. Il metodo dell’ascolto riflessivo, utilizzato nella terapia centrata sulla persona di Carl Rogers, è più efficace.

Prima riconoscete il sentimento: “Vedo che questa cosa ti ha fatto sentire frustrato”. Poi fate domande esplorative: “Cosa ti fa pensare di non essere capace? C’è stata una parte che invece ti è riuscita meglio?”. Questo processo aiuta il bambino a sviluppare pensiero critico sulle proprie emozioni, riconoscendo sfumature invece di cadere nel pensiero dicotomico tutto-o-niente tipico dell’insicurezza. L’obiettivo non è negare la difficoltà, ma aiutarlo a vedere la situazione da prospettive diverse e più realistiche.

Il potere delle competenze concrete

L’autostima autentica nasce dalla padronanza reale di abilità, non da rassicurazioni verbali. Le ricerche di Albert Bandura sulla self-efficacy dimostrano quanto sia importante che i bambini sviluppino competenze progressive in aree concrete: cucinare una ricetta semplice, prendersi cura di una pianta, costruire qualcosa seguendo istruzioni.

L’elemento cruciale è che le sfide siano calibrate: abbastanza difficili da richiedere impegno, abbastanza accessibili da permettere il successo. Ogni piccola conquista diventa prova tangibile delle proprie capacità, creando un circolo virtuoso di fiducia. Quando un bambino riesce a completare autonomamente un compito significativo, il senso di competenza che ne deriva è incomparabilmente più solido di qualsiasi complimento esterno.

Distinguere supporto da salvataggio

L’iperprotezione comunica un messaggio implicito devastante: “non credo che tu ce la possa fare da solo”. I genitori che sostengono l’autostima offrono scaffolding, non soluzioni preconfezionate. Questo termine pedagogico indica una struttura temporanea che si rimuove progressivamente man mano che il bambino acquisisce autonomia.

In pratica: non fate i compiti al posto loro, ma sedete accanto e fate domande guida. “Da dove potresti iniziare? Quali informazioni hai già? Cosa ti servirebbe sapere?”. Resistete alla tentazione di intervenire troppo presto. La ricerca mostra che i bambini che sperimentano autonomia guidata sviluppano resilienza e fiducia durature, imparando che possono affrontare le difficoltà con le proprie risorse.

Il linguaggio che modella l’identità

Le parole che usiamo ripetutamente creano narrative interne. Evitate etichette anche positive come “il timido” o “quello creativo”, perché ingabbiano l’identità in schemi rigidi. Preferite descrizioni comportamentali specifiche: “oggi hai scelto di presentare il tuo progetto davanti alla classe anche se eri nervoso”.

Qual è il tuo errore più grande con l'autostima dei figli?
Lodi generiche tipo sei bravissimo
Li proteggo troppo dalle difficoltà
Intervengo subito per salvarli
Nego i loro sentimenti negativi
Uso etichette fisse sulla personalità

Quando vostro figlio si autocritica, insegnate il riformulamento. Se dice “sono negato per il disegno”, aiutatelo a trasformarlo in “sto ancora imparando le tecniche del disegno”. Questo semplice cambio linguistico apre possibilità invece di chiudere porte, trasformando l’identità da qualcosa di fisso a qualcosa di dinamico e in evoluzione.

Creare rituali di riconoscimento quotidiani

Invece di elogi occasionali e amplificati, integrate nel quotidiano momenti di riconoscimento specifico. A cena, ogni membro della famiglia può condividere “una cosa che ho imparato oggi” o “una difficoltà che ho affrontato”. Questo normalizza la vulnerabilità e celebra il processo, non solo i risultati finali.

L’autostima solida si costruisce giorno dopo giorno, attraverso la coerenza tra ciò che diciamo e ciò che trasmettiamo con i nostri comportamenti. I bambini sicuri di sé non sono quelli protetti dall’insuccesso, ma quelli che hanno imparato a navigarlo con strumenti concreti e una base affettiva sicura da cui esplorare il mondo. Ogni piccolo gesto quotidiano conta più di grandi discorsi motivazionali: sono le interazioni ripetute che plasmano il modo in cui i nostri figli impareranno a vedere se stessi.

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